Roma, 16 mar. - (Adnkronos) - Agli astronomi italiani quote record di due telescopi spaziali. Due programmi indipendenti guidati da astrofisici bolognesi, rispettivamente dell'Inaf e dell'Universita' di Bologna, si sono infatti aggiudicati quote di tempo senza precedenti per l'utilizzo di due fra i piu' ambiti telescopi spaziali, Xmm dell'Esa e l'Hubble Space Telescope di Nasa-Esa. "I migliori telescopi spaziali -spiegano Inaf e Unibo- fanno gola agli astrofisici di tutto il mondo. Poterli utilizzare e' un po' come, per un pilota, essere posto alla guida di un'auto di Formula Uno".
Per ottenere il loro ambitissimo 'tempo d'osservazione', per poter avere qualche ora a propria disposizione i migliori telescopi spaziali, occorre presentare un programma scientifico quanto mai convincente e superare una dura competizione internazionale, dato che le domande di tempo superano anche di 5 o 6 volte quello effettivamente disponibile. E' quello che hanno fatto i gruppi di ricerca guidati rispettivamente da Andrea Comastri, dell'Inaf-Osservatorio Astronomico di Bologna, e da Francesco Ferraro, del Dipartimento di Astronomia dell'Universita' di Bologna, che sono cosi' riusciti ad ottenere l'uso dei maxi telescopi in orbita, polverizzando ogni record di tempo di osservazione.
In particolare, il programma di Andrea Comastri, e del team internazionale da lui guidato, si e' aggiudicato ben tre milioni di secondi del satellite Xmm-Newton dell'Esa, l'Agenzia Spaziale Europea. E, nei quasi dieci anni che questo osservatorio per i raggi X ha trascorso in orbita, mai una singola proposta aveva ottenuto un tempo d'osservazione cosi' lungo. "Oltre 800 preziosissime ore che stiamo gia' sfruttando per andare a caccia dei buchi neri piu' invisibili -spiega Comastri- quelli oscurati da gas e da polveri. Per individuarli occorrono osservazioni molto lunghe e un' alta sensibilita' ai fotoni X molto energetici. E Xmm e' il satellite ideale per portarle a termine".
Altrettanto entusiasmo si respira in questi giorni nel team di Francesco Ferraro, al cui programma di ricerca sugli ammassi stellari l'Hubble Space Telescope dedichera', proprio a partire da marzo 2009, ben 177 delle sue orbite attorno alla Terra. "L'abbiamo preparata a lungo, questa proposta -afferma Ferraro- cosi' ci siamo ritrovati ad avere le idee chiare al momento giusto. Ed e' anche stato premiato il coraggio che abbiamo mostrato nel chiedere tanto tempo".
Le 177 orbite dell'Hubble Space Telescope ottenute da Ferraro ed il suo team costituiscono infatti ben il 18% del tempo totale a disposizione su Hubble prima della quarta e ultima missione di manutenzione, prevista per il prossimo mese di maggio. "A nessun altro programma -sottolineano Inaf e Unibo- e' stato assegnato tanto tempo, in quest'ultima tornata d'osservazioni". Per il team di Ferraro, dunque, un successo senza precedenti, soprattutto considerando che, fra le proposte presentate dagli astronomi di tutto il mondo, appena una su 16 e' stata accettata.
"Con questa eccezionale assegnazione di tempo di osservazione -aggiunge ancora Ferraro- saremo in grado di esplorare le regioni centrali di circa 50 ammassi stellari dove si nascondono gli oggetti piu' interessanti, tra cui i prodotti delle collisioni stellari. Questo studio costituira' un punto di riferimento per i prossimi decenni, visto che siamo ancora lontani dalla messa a punto di nuovo telescopio spaziale che possa rimpiazzare Hubble nelle bande ultraviolette".
Sia Xmm-Newton che Hubble sono satelliti spaziali maturi, il primo sta per compiere 10 anni, il secondo e' gia' maggiorenne e festeggera' in aprile i suoi 19 anni in orbita. Obsoleti, dunque? "Al contrario, sono perfetti per programmi scientifici arditi come i nostri perche' -conclude Comastri- ne conosciamo meglio le caratteristiche, il rumore e gli strumenti. Insomma, sono ben collaudati".
Ed il fatto che siano stati assegnati per tempi cosi' lunghi a proposte italiane e', tagliano corto Inaf e Universita' di Bologna, "l'ennesima conferma della vitalita', dell'autorevolezza e della competitivita' che il nostro Paese riesce a mantenere, in campo astrofisico, a livello internazionale".
Info:
www.inaf.it